coscienza collettiva

Articolo tratto dal blog di Enterprise OSS.

Il mondo si sta paralizzando, succede piano piano, nazione dopo nazione, due mesi fa tutto correva senza sosta come al solito, poi dall’estremo oriente si è levata una minaccia.

Nessun paese occidentale l’ha presa sul serio.

Un mese dopo il nemico invisibile ha iniziato a picchiare duro sulla nazione più famosa del mondo, l’Italia, ma all’inizio nessuno se n’è accorto.

Al contrario di quello che succede abitualmente con nemici nuovi, incuranti dell’atavica paura dell’ignoto, non si sono prese precauzioni, non si è agito in modo preventivo.

Chi ha il potere di decidere non ha ritenuto di doverlo fare, probabilmente poiché la costante corsa quotidiana generava l’usuale fracasso che copriva il silenzioso avanzare del nemico.

E come spesso accade prima che qualcosa diventi evidente viene sottovalutato, schernito, poi osteggiato e poi .. validato come verità inoppugnabile.

CRISI MONDIALE

Oggi di fronte alla crisi mondiale più grande dal secondo dopoguerra del secolo scorso, non sappiamo che futuro ci aspetta.

Sappiamo solo cosa fare fino a domani, si procede a vista a colpi di decreti ministeriali, sempre più stringenti, ma emanati con il contagocce della Confindustria. E se ci voltiamo indietro nella nostra folle corsa contro il tempo per aiutare quante più persone possibili, troviamo il nulla.

Europa non pervenuta, si sentono solo echi di dichiarazioni agghiaccianti smentite dai fatti nel giro di giorni, a volte ore. Parole inascoltabili di governanti pronti a sacrificare tutto e tutti per mantenere viva la macchina produttiva.

Davanti abbiamo una fitta nebbia a banchi, che ogni tanto ci permette di intravedere qualche soluzione: talvolta una terapia sperimentale, talvolta un aiuto insperato da un movimento internazionale come la Croce Rossa, ma noi non possiamo che continuare la nostra corsa a tutta velocità, con il rischio costante di schiantarci.

Ed infatti si contano a centinaia le vittime. Forse sono molte di più, la nebbia ci impedisce di vedere anche quelle.

Quel che è certo è che siamo soli come nazione e soli come cittadini, incarcerati e se non in buona salute lasciati a noi stessi, per l’impossibilità fisica di medici e strutture ad aiutarci.

Ma tutte le altre nazioni ci fanno compagnia nel generale sconvolgimento di misure restrittive, perdite, incertezze e lacerazioni economiche solo agli albori.

SPERANZE

In questo marasma oltre alle scintille emanate dallo strenuo sforzo di medici e infermieri, che sono i combattenti in prima linea e si ammalano, diventando essi stessi vittime che altri come loro dovranno curare, talvolta appaiono altre luci.

Sono frutto dell’umanità e dell’ingegno umano e ci aiutano a trovare la via, sebbene non si veda dove stiamo andando e dobbiamo continuare a correre a tutta velocità.

Su tutte una ci ha abbagliato, in questi giorni di costante ricerca di buone notizie, si tratta della luce accesa da Mauro Fracassi di Isinnova, azienda di Brescia, provincia martoriata dal “regale mostro” ma che resiste, condannata dalla sua storia che già in passato l’ha costretta a diventare la leonessa d’Italia.

LA STORIA

Grazie ad un rapido passaparola arrivano a lui da un ospedale, dove sanno che si esauriranno presto dei pezzi di ricambio essenziali per permettere alle persone di respirare e sperare, e lui allora si mette a stampare valvole in 3D, per salvare vite, senza pensare alle denunce potenziali per avere violato un brevetto.

Ma la storia non si ferma qui, perché l’emergenza continua e gli chiedono di partecipare ad un’altra sfida: progettare la modifica di una maschera da sub per aumentare la disponibilità di respiratori negli ospedali.

L’accetta e inizia a sperimentare, a testare, a modificare, un accordo con Decathlon e poi le prove su 20 maschere. Il risultato arriva e quello che succede è fantastico, i maker, in possesso di stampanti 3D ricevono gratuitamente i files per fare la loro produzione in autonomia e .. non sappiamo ancora come va a finire questa storia, è in corso, la nebbia è ancora fitta e mentre scriviamo i rapporti dal fronte sono ancora pesanti.

LA COSCIENZA COLLETTIVA

Ma la forma mentis che domina il concetto di tecnologia condivisa, conoscenza al servizio di tutti, comunità, l’idea di poter godere dei frutti di un’intuizione, di un colpo di genio si dimostra ancora una volta vincente.

Questo in un momento così buio è quello a cui dobbiamo attaccarci, la coscienza collettiva tanto auspicata quanto ignorata dalla maggioranza dei governi ma anche dei popoli, sempre attenti a ciò che è di proprietà e non della collettività è la chiave per un futuro migliore.

Noi come associazione, nel nostro piccolissimo, cerchiamo di donare conoscenza su strumenti utili a chi la desidera giorno per giorno, nella speranza che sempre più persone facciano lo stesso, per un mondo più socialmente consapevole.